



Il più grande rappresentante della scuola organaria rinascimentale senese, certo tra i più significativi della Toscana, fu Giovanni di Antonio detto Piffaro. Nato intorno al 1481, fu avviato alla professione di "Piffaro" di Palazzo Pubblico (da cui il soprannome), ossia di suonatore di strumento a fiato regolarmente stipendiato e inserito in quel complesso di musicisti che secondo una gloriosa e secolare tradizione erano impegnati a ravvivare le cerimonie pubbliche della comunità civica cittadina. poco più che ventenne, tuttavia , Giovanni si avvicinò al mondo dell'organo, tanto che nel 1512 chiese ed ottenne di essere esonerato dal lavoro per poter apprendere l'arte organaria dal grande Domenico di Lorenzo da Lucca, a quei tempi impegnato attorno all'organo grande del Duomo di Siena. Il Piffaro godette una buona fama anche fuori dai confini della sua città: tra le testimonianze rimaste, assai significativo è l'organo di Monte San Savino, nel quale si conserva ancora un suo somiere del 1506, ritenuto oggi il più antico esempio di somiere a vento del mondo. Ad ogni modo, gli unici strumenti pervenutici integri del Piffaro sono tutti a Siena: nella chiesa della SS. Annunziata (1514-'21) e in Sant'Agostino 1522-'38). L'ultima opera del Piffaro, l'organo di Sant'Agostino , è anche la più tormentata: iniziata nel novembre 1522 con un primo contratto stipulato con i frati agostianiani eremitani, la costruzione non poté essere conclusa "sì per li tempi contrarii occorsi alla pestilentia et guerre , sì ancora per altre cause lecite et ragionevoli " . Nel 1526 si giunse ad un nuovo accordo, ma di lì a poco l'organo moriva, lasciando "imperfetto" lo strumento, realizzato cioè per una parte stimata 230 scudi sui 400 pattuiti. Un contratto del 1538 impegnò invece Onofrio di Paolo Bacci da Castelfiorentino, cui "si alluoga a rassettar lo organo di dito Convento". Collocato in origine sulla parete sinistra della navata in prossimità dell'angolo del transetto, l'organo fu spostato nel 1611 (pare in seguito ad eventi sismici) sopra l'ingresso della cappella Piccolomini. Tra il 1752 e il 1755, invece fu trasferito sopra il portone d'ingresso, in una nuova cantoria realizzata su disegno di Antonio Galli Bibiena. Tra l'altro, questa cantoria dovette esser giudicata di uno stile troppo esuberante dai frati che, nel 1770, fecero costruire l'attuale tribuna su disegno di Bernardino Vittorio Rossi. Tra gli interventi subiti dallo strumento, importante fu la cassa settecentesca giunta fino a noi, costruita senza tenere conto delle misure delle canne di facciata (sopratutto in larghezza) che doveva ospitare. Nel corso del secolo XVIII, inoltre, fu modificato il "corista" originale, assai alto secondo l'uso toscano, e abbassato dalla ditta Francesco Zanin; nel 1986 sono state arretrate le canne rispetto alla parte lignea e sono state tolte quelle aggiunte ritenute d'ingombro per l'arretramento del corpo dello strumento, nonchè incompatibili con il recuperato "corista" originale, dannose per le portate e volumi d'aria per cui era stato studiato l'organo oltre che d'intralcio per i volumi e le pareti di riflessioni sonora.
Cesare Mancini